Pregare è semplicemente parlare al buon Dio. Ma forse vi domandate che cosa dire al vostro Padre del Cielo e come presentarGli le vostre necessità. Non preoccupatevi. Il nostro divino Salvatore, quando era sulla terra, ha avuto cura di insegnarci ciò che dobbiamo chiedere prima di tutto al Suo Padre. Ci ha donato una preghiera, il «Padre Nostro», che è la più bella di tutte le preghiere, e ogni vero cristiano ama recitarla spesso.
Questa preghiera comincia con le parole: Padre nostro, che ci rivelano ciò che Dio è per noi e fino a che punto giunge la Sua tenerezza. Seguono poi le parole: che sei nei cieli, per ricordarci che, se Dio è presente ovunque, Egli dimora in modo tutto particolare nel Cielo, con gli angeli e gli eletti.
Dopo questa invocazione vengono sette domande: tre riguardano direttamente i Diritti di Dio, quattro riguardano i nostri bisogni. Chiediamo, per la maggiore gloria di Dio:
1° che il Suo Nome sia santificato, cioè conosciuto e onorato;
2° che il Suo regno si estenda in tutti i cuori;
3° che la Sua volontà si compia sulla terra come in Cielo.
Per aiutarci a raggiungere la vita eterna, chiediamo poi:
1° il pane quotidiano, materiale e spirituale;
2° il perdono delle nostre offese;
3° la forza per vincere le tentazioni;
4° la grazia di essere preservati da ogni male, soprattutto dal peccato e dalla dannazione eterna.
Oltre al Padre Nostro, ogni cristiano attento alla propria vita interiore deve conoscere a memoria e recitare ogni giorno l’Ave Maria, di cui si parlerà più avanti, così come gli Atti di fede, di speranza e di carità. Questi atti sono una preghiera molto gradita a Dio, perché riassumono i pensieri e i sentimenti che si addicono a un discepolo di Cristo.
Ora sapete che cosa dire al buon Dio. Ma forse vi ponete un’altra domanda: quando bisogna pregare? La risposta è semplice. Come parlate spontaneamente a coloro che amate durante tutta la giornata, così siete invitati a rivolgervi spesso al vostro Padre del Cielo. Avete tante cose da affidarGli.
Anzitutto, al mattino, al risveglio, fate il segno della croce e dite: «Dio mio, Ti dono il mio cuore». Una volta vestiti, prendete qualche istante, in ginocchio davanti a un crocifisso se possibile, per la preghiera del mattino: Padre Nostro, Ave Maria, offerta, ecc.
Durante il giorno, se si presenta una tentazione, se un cattivo pensiero o un cattivo gesto vi minaccia, invocate in vostro aiuto Gesù, la Santa Vergine o il vostro Angelo custode con una breve invocazione sussurrata. Una preghiera breve, ma sincera e fiduciosa, basta spesso a spegnere il combattimento.
Prima e dopo i pasti, fate il segno della croce, chiedete a Dio di benedire il cibo che Egli vi dona, poi ringraziateLo per avervelo dato.
Infine, la sera, prima di coricarvi, prendete un momento per la preghiera della sera, se possibile in famiglia e a voce alta. Poi, una volta a letto, se il sonno tarda, affidate ancora la vostra notte a Dio con alcune semplici invocazioni, per esempio chiedere agli angeli di vegliare su di voi, dire a Gesù che Lo amate, pregare Maria di ottenere per voi la grazia di vivere e di comunicare degnamente.
Nel IV secolo, in Africa, viveva una donna cristiana di nome Monica. Ella ama Dio con tutto il cuore e si rattrista nel vedere suo figlio Agostino condurre una vita disordinata e moralmente smarrita. Piange senza sosta per questo figlio che ama più di ogni altra cosa, e il suo dolore non è meno vivo di quello di una madre che vede portare il proprio figlio alla sepoltura. Agli occhi della fede, questo figlio che rimane immerso nel peccato le appare come un morto vivente.
Un giorno, Monica si reca dal grande vescovo di Milano, sant’Ambrogio, gli confida la sua pena e lo supplica di parlare ad Agostino per tentare di ricondurlo a Dio. Il vescovo, commosso dalla sua sofferenza, le risponde con una parola divenuta celebre: «Va’, continua a pregare come fai; è impossibile che il figlio di tante lacrime si perda». Monica accoglie questa promessa come una parola venuta da Dio stesso.
Rafforzata da questa certezza, ella persevera, intensifica le sue preghiere e le sue penitenze. Ancora a lungo versa lacrime ed eleva le sue preghiere davanti all’altare. Si reca ogni giorno in chiesa, assiste alla Messa, moltiplica le suppliche e le elemosine per la salvezza del figlio. Non chiede né ricchezza né onore, ma una sola cosa: la guarigione dell’anima di Agostino e la sua salvezza eterna.
Infine, Dio si lascia commuovere da questa intercessione perseverante. Agostino si converte, riconosce la miseria della sua vita passata, rinuncia ai suoi errori, riceve il battesimo e diventa poi sacerdote e vescovo. Sarà uno dei più grandi dottori della Chiesa, che oggi lo onora come sant’Agostino, vescovo di Ippona, uno dei grandi amici di Dio.