Un giorno, sotto la forma di un serpente dalle scaglie lucenti, Satana si introduce nel giardino. Si avvicina a Eva, la saluta con voce dolce e insinuante, poi, fingendo compassione, le domanda se è davvero perfettamente felice e perché non mangi dei frutti dell’albero che si erge al centro del Paradiso. Eva risponde: «Il Signore ci ha proibito di mangiarne e ci ha avvertiti che, se tocchiamo questi frutti, moriremo.» Allora il demonio, menzognero fin dall’origine, replica: «No, non morirete affatto. Al contrario, i vostri occhi si apriranno. Conoscerete il bene e il male e sarete come dèi. Dio non vuole che siate come Lui: ecco perché vi ha proibito di mangiare questo frutto.» Come fa sempre, il diavolo gioca sull’orgoglio degli uomini. Con adulazioni e menzogne, riesce spesso a sedurli.
Eva sente il suo cuore esitare. Per un momento resiste, ricordando le parole di Dio. Ma, punta dalla curiosità, comincia a esaminare l’ordine divino: «Quale sarà la ragione segreta di questo divieto?...» Nel suo cuore nasce un mormorio.
Dio ha tutti i diritti sulla Sua creatura. Quando si cominciano a discutere gli ordini di Dio, si apre la porta all’orgoglio, sorgente e radice di ogni male. Infatti, l’orgoglio si insinua in lei come un veleno lento. Ella va a cercare Adamo e gli riferisce ciò che il serpente le ha detto.
Più lo osserva, più il frutto proibito le appare ormai più bello di tutti gli altri. Lo coglie, lo porta alle labbra, ne morde la polpa, poi ne offre una parte al suo sposo. Anche Adamo ha la debolezza di mangiarne. In quell’istante stesso, più rapido di un lampo che, in una sera di tempesta, squarcia la notte, qualcosa si spezza in loro. È il legame d’amore che li univa a Dio che si è infranto. I loro occhi si aprono, ma non per diventare come dèi. Adamo ed Eva hanno ascoltato il demonio e hanno commesso il primo peccato, chiamato peccato originale. La luce di cui Dio li aveva rivestiti svanisce. Si scoprono colpevoli, nudi, vulnerabili, angosciati. La loro pace interiore si trasforma in turbamento, la loro intelligenza e i loro sensi sono sconvolti.
Colmi di vergogna e di paura, Adamo ed Eva cercano di fuggire lo sguardo di Dio. Con il cuore oppresso, più spaventati che pentiti, si nascondono dietro grandi alberi. Ma nessuno può sottrarsi a Dio. Egli viene verso di loro, non più con il volto sereno del Padre che passeggia con i Suoi figli, ma con un volto severo. La Sua voce potente e profondamente addolorata risuona nel giardino:
«Adamo, dove sei?»
Tremante, Adamo risponde: «Ho udito la Vostra voce nel giardino e ho avuto paura, perché sono nudo; perciò mi sono nascosto.»
Dio riprende: «Chi ti ha fatto sapere che sei nudo? Hai forse mangiato del frutto dell’albero di cui Io ti avevo proibito di mangiare?»
Per giustificarsi, Adamo scarica la colpa sulla sua compagna: «La donna che Voi avete posto accanto a me mi ha dato di quel frutto, e io ne ho mangiato.»
È come se accusasse Dio stesso di avergli dato una compagna!
Con grande tristezza, Dio Si rivolge a Eva: «Perché hai fatto questo?»
Eva risponde, con gli occhi abbassati: «Il serpente mi ha ingannata, e io ne ho mangiato.»
Anche lei cerca di giustificarsi e accusa il demonio!
Dio guarda il serpente e pronuncia con autorità:
«Poiché hai fatto questo, tu sei maledetto fra tutti gli animali. Striscerai sul tuo ventre e mangerai polvere per tutti i giorni della tua vita. Io porrò inimicizia fra te e la Donna, fra la tua discendenza e la Sua discendenza: Ella ti schiaccerà il capo e tu tenterai di ferirLa al calcagno.»
Di nuovo, Dio Si rivolge a Eva e le dice:
«Moltiplicherò le tue sofferenze. Partorirai nel dolore e i tuoi figli saranno per te fonte di grandi pene. Sarai sotto il potere di tuo marito ed egli ti dominerà.»
Infine, Dio parla ad Adamo con voce molto grave:
«Poiché hai ascoltato la voce di tua moglie e hai mangiato del frutto dell’albero che Io ti avevo proibito, la terra è maledetta per causa tua. Con fatica ne trarrai il nutrimento per tutti i giorni della tua vita. Essa produrrà per te spine e rovi, e tu mangerai l’erba dei campi. Mangerai il pane con il sudore del tuo volto, finché ritornerai alla terra da cui sei stato tratto; perché sei polvere e in polvere ritornerai.»
Dio Si ritira, profondamente addolorato. Un silenzio pesante ricade sul giardino. Adamo ed Eva comprendono allora, con grande tremore, tutto ciò che hanno perduto.
Dopo questa terribile sentenza, san Michele Arcangelo, il primo difensore dei Diritti di Dio, li scaccia dal Paradiso terrestre. Adamo ed Eva lasciano il giardino delle delizie con il cuore spezzato, e la porta del Paradiso si chiude dietro di loro come una grande porta luminosa che resterà chiusa per sempre.
A lungo, i due progenitori del genere umano restano in silenzio, l’uno accanto all’altra, schiacciati sotto il peso della loro colpa. Davanti ai loro occhi interiori si apre l’immenso abisso di mali che hanno scavato per sé stessi e per tutti i loro discendenti. Ricordando tutti i beni perduti, e soprattutto la dolce intimità con il loro Creatore, che non potranno più gustare allo stesso modo, versano lacrime amare. Giorno e notte deplorano la loro condotta insensata e piangono il bel Paradiso perduto.