Lezione 7 – La Redenzione

Come si è visto, dopo la disobbedienza di Adamo ed Eva, l’umanità era condannata e privata del Cielo. Era necessaria una vittima espiatoria per placare la giustizia di Dio e riparare l’offesa che Gli era stata fatta. Allora il Figlio di Dio stesso, mosso da un Amore infinito, Si offrì in sacrificio per portare la pena che noi avevamo meritato, ristabilendo così il nostro legame d’amore con Dio Padre.

 

Gesù Cristo ci insegna la via del Cielo

Verso l’età di trent’anni, Gesù inizia la Sua vita pubblica, percorrendo la Palestina per annunciare il Vangelo, circondato da dodici Apostoli e da alcuni discepoli. Proclamandosi Figlio di Dio, Egli prova la Sua Divinità con innumerevoli miracoli: guarigioni, risurrezioni, parole che commuovono i cuori e convertono le folle. Accogliendo i bambini con tenerezza, Egli dichiara:
«Lasciate che i piccoli vengano a Me, perché il Regno dei Cieli appartiene a coloro che sono come loro.»

Per conoscere il Pensiero di Gesù, dobbiamo dunque studiare il Santo Vangelo.

La Passione e la Redenzione

Dopo tre anni trascorsi ad evangelizzare le folle, giunge l’ora per Gesù di redimere l’umanità.  Poco prima della Sua Passione, Egli istituisce la Santissima Eucaristia come mezzo per donarSi interamente a noi e per perpetuare la Sua presenza tra noi fino alla fine dei secoli (si parlerà più avanti del grande mistero dell’Eucaristia).

Gesù, pieno di Amore per gli uomini, vuole soffrire la morte più crudele, la morte di Croce, per espiare i nostri peccati: questo è il grande mistero della Redenzione.

La Passione del nostro dolce Salvatore si svolge come una lunga e terribile successione di eventi.  Tradito da un Apostolo perfido, Giuda, consegnato ai giudici iniqui Caifa e Pilato, Gesù, pur essendo innocente, viene condannato a morte.  Egli è flagellato, Gli viene conficcata sul capo una corona di spine, è colmato di insulti e di percosse. Infine, viene inchiodato a una Croce.

Il cielo si oscura, la terra trema davanti a un tale crimine.  Sulla collina chiamata Golgota si innalzano tre croci, tre condannati.  Al centro, Gesù, nelle angosce dell’agonia, è in preda a sofferenze estreme.  I sacerdoti e la folla piena di odio Lo coprono di insulti e di scherni.

Il supplizio della Croce è inimmaginabile.  Dopo la flagellazione, il Suo Corpo non è più che una piaga.  Sollevato da terra, sospeso a grossi chiodi, cede sotto il proprio peso.  Ogni respiro riaccende il dolore: le braccia tese tirano le ferite, il sangue scorre fino al suolo.  Il divino Condannato è bruciato dal sole, il Suo sudore si mescola al Suo Sangue.

Il divino perdono

E tuttavia, dalle Sue labbra inaridite salgono parole di perdono. Egli prega per coloro che Lo crocifiggono, chiedendo al Padre di non punirli per questo deicidio. Uno dei due malfattori crocifissi accanto a Lui si fa beffe di Gesù e Lo insulta. Poi il suo cuore è toccato e, per quanto peccatore, implora la misericordia di Gesù, nel quale riconosce il suo Dio. Gesù gli promette di condurlo quel giorno stesso in Paradiso con Lui.

Ai piedi della Croce sta la Santissima Vergine Maria, diritta e immobile; il Suo volto pallido lascia intravedere qualcosa del Suo dolore infinito. Tuttavia, Ella guarda il Suo dolce Figlio con totale abbandono. Tutto in Lei soffre, ma nessuna ombra di ribellione attraversa la Sua anima. Solo si effonde, nel silenzio, l’offerta di questa Madre di Dio che acconsente al sacrificio supremo del Suo Figlio.

La Madre di Dio è nostra Madre

Accanto a Lei si trova Giovanni, il discepolo prediletto, il solo tra gli Apostoli che non ha abbandonato né tradito Gesù. Gesù vede Sua Madre e il Suo Apostolo in mezzo ai Suoi tormenti. Il Suo sguardo si posa anzitutto su Maria: è uno sguardo di infinita tenerezza, l’ultimo raggio di amore filiale prima del grande silenzio della morte. Poi le Sue labbra si aprono e la Sua voce, debole ma ferma, scende dall’alto della Croce:
«Donna, ecco il Tuo figlio.»

Maria abbassa gli occhi verso Giovanni. In quel momento solenne, egli rappresenta tutte le anime del mondo: quelle del passato, del presente e dell’avvenire. La Santissima Vergine Maria ha compreso tutto. Ella ci accoglie come Suoi figli, noi… che abbiamo messo a morte il Suo divin Figlio, il Suo Figlio unico… In quell’istante in cui il Suo dolore raggiunge un vertice inimmaginabile, Ella diventa la Madre di tutti gli uomini redenti dal Sangue del Suo Figlio.

Gesù Si rivolge allora al Suo discepolo prediletto:
«Figlio, ecco tua Madre.»

Intorno a loro, la notte avvolge il Golgota. Il vento porta via gli ultimi echi delle parole del Crocifisso. Maria rimane là, in piedi, presso la Croce, custode del più grande mistero d’Amore che la terra abbia conosciuto. E da quel giorno, ciascuno di noi può, alzando gli occhi verso di Lei, chiamarLa con un nome che non passerà mai: nostra Madre.

La morte di Gesù sulla Croce

Verso l’ora nona – le tre del pomeriggio – un grido risuona, profondo e lacerante, attraversando tutta la regione. Gesù eleva un grido al Suo Padre, per il quale Egli è divenuto oggetto di orrore, poiché ha preso su di Sé tutti i nostri peccati per espiarli:
«Dio Mio, Dio Mio, perché Mi hai abbandonato?»

Poi dice con tristezza:
«Ho sete.»

Certamente Egli soffriva una sete ardente nello stato in cui Si trovava, ma aveva soprattutto sete della salvezza delle nostre anime. Il pensiero che, nonostante le Sue sofferenze infinite, tante anime avrebbero rifiutato il Suo Amore e scelto l’inferno per l’eternità, Lo tormentava più di ogni altro supplizio.

Infine, il nostro Salvatore afferma di aver compiuto la Sua missione sulla terra:
«Tutto è compiuto.»

Dopo di ciò, grida a gran voce:
«Padre, nelle Tue mani consegno il Mio spirito.»

Pronunciate queste parole, china il capo e rende lo spirito. Sono le tre del pomeriggio. È il giorno che la Chiesa commemora ogni anno nel Venerdì Santo.

Il centurione, colpito da una tale pace in mezzo a una sofferenza così estrema, è toccato dalla grazia ed esclama:
«Quest’Uomo era veramente il Figlio di Dio.»

Un padre immola ciò che gli è più caro

Un giorno, molto prima della venuta di Gesù sulla terra, Dio volle mettere alla prova la fede del Suo fedele servo Abramo. Gli disse:

«Prendi con te tuo figlio prediletto, quello che ami, il tuo Isacco. Va’ nel paese di Moriah e là, su un monte che Io ti indicherò, offrilo in olocausto.»


Docile all’ordine di Dio, Abramo si alza di buon mattino e, dopo aver sellato il suo asino, si mette in cammino con due dei suoi servi e suo figlio Isacco. Il legno necessario per alimentare il rogo è stato raccolto. Si portano anche carboni ardenti. Abramo si dirige verso il luogo che il Signore gli ha indicato. Vi giunge solo dopo tre giorni di cammino. A poca distanza da quel luogo, fa fermare i suoi servi e ordina loro di restare con l’asino e di attendere il suo ritorno. Carica suo figlio Isacco del legno dell’olocausto e lui stesso porta nelle sue mani il fuoco e il coltello.


Mentre il padre, con la fronte pensosa, cammina in silenzio, Isacco gli dice:

«Padre?

– Che c’è, figlio mio?

– Vedo bene il fuoco e il legno, ma dov’è la vittima per l’olocausto?...»

Il cuore di Abramo si stringe. Risponde dolcemente:

«Non preoccuparti, figlio mio, Dio provvederà.»


E riprendono il cammino, fianco a fianco, in un pesante silenzio.


Giunto sulla cima, Abramo costruisce un altare e dispone il legno. Rivela a suo figlio l’ordine ricevuto da Dio. Isacco, degno figlio di tale padre, accetta con amore la volontà di Dio. Prendendo Isacco, suo padre gli lega le braccia e le gambe e lo pone sull’altare per offrirlo a Dio. Prende infine il coltello fatale e già alza il braccio per immolare suo figlio, quando si fa udire la voce dell’Angelo del Signore:

«Abramo! Abramo!

– Eccomi, Signore.

– Non stendere la mano sul fanciullo e guardati bene dal fargli alcun male. Ora so che temi il Signore, poiché non Mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unico.»


Abramo abbassa il coltello, tremante di emozione e di sollievo. Si volta e scorge un ariete impigliato per le corna in un cespuglio. Lo prende e lo offre in olocausto a Dio al posto di suo figlio.



– Una donna, udendo un giorno il racconto del sacrificio di Isacco, esclama:

«Ah! Dio non avrebbe mai chiesto un tale sacrificio a una madre!»

Si sbaglia. Vi è una Madre – la più tenera delle madri – alla quale il Padre celeste ha chiesto di sacrificare il Suo Figlio unico per salvare il mondo colpevole. Questa Madre è la Vergine Maria, la Madre dei dolori, che ha visto il Suo Figlio spirare sulla croce. È felice di cooperare attivamente, con il Suo sacrificio incommensurabile, alla redenzione del genere umano. Gesù è il Redentore. Accanto a Lui, Sua Madre è Corredentrice. Ogni grazia che Dio ci concede passa per le Sue mani.

Isacco non fu che un’immagine di Gesù, vera Vittima, che portò il legno del Suo stesso sacrificio. Egli salì il monte del Calvario, docile e silenzioso, e Si offrì con Amore Infinito in olocausto al Padre Suo, per espiare tutti i peccati del mondo.