Non potete vivere senza nutrimento, vero? Allo stesso modo, la vostra anima non può fiorire né produrre bei frutti di virtù senza la Santa Comunione.
Che cosa significa comunicarsi? Comunicarsi significa ricevere Nostro Signore Gesù Cristo, realmente e interamente presente nell’Ostia sotto le apparenze del pane e del vino. È l’insegnamento della Chiesa: «Se qualcuno osasse dire che il Corpo di Gesù Cristo non è realmente presente nell’Eucaristia, sia anatema», cioè separato dalla fede della Chiesa.
Come può essere che Dio, Re del Cielo e della terra, si trovi in questa Ostia così piccola, così sottile, così fragile? Sì, Egli è veramente lì! Sant’Agostino diceva che non si può comprendere il mistero dell’Amore di Dio per noi, ma che questo mistero del Suo Amore è la causa e la spiegazione di tutti gli altri misteri. Colui che è la gioia degli Angeli e dei Santi in Paradiso, Colui che ha creato il mondo e lo governa, è realmente presente nella piccola Ostia. Egli è lì con il Suo Corpo, nato dalla Beata Vergine Maria e immolato per i nostri peccati. Egli è lì con il Suo Sangue, versato fino all’ultima goccia sul Calvario. Egli è lì con la Sua Anima, la Sua Divinità e tutte le Sue infinite perfezioni. Egli è lì soprattutto con il Suo Cuore, che ci ha tanto amati.
Fate un atto di fede in questa divina presenza dicendo: «O buon Gesù, che Ti sei volontariamente nascosto sotto le umili apparenze dell’Ostia, io credo fermamente in Te e Ti adoro con tutta la devozione di cui sono capace».
Ma perché, vi domanderete forse, il buon Dio si è nascosto? Ah! è perché il nostro amore Lo cerchi con maggiore ardore, come si cerca un tesoro prezioso di cui si conosce l’esistenza. È anche per lasciare alla nostra fede il merito di credere ciò che i nostri occhi non vedono. È per renderci facile la partecipazione alla Sua Divinità. È infine perché i nostri occhi di carne non potrebbero sostenere lo splendore della Maestà divina.
Gli Apostoli sono venuti a Gerusalemme con Gesù per celebrarvi la Pasqua. La luce della sera scende sulla città, dorando le antiche pietre della sala alta chiamata Cenacolo. È il Giovedì Santo, la vigilia della Passione di Gesù. Il Maestro parla ai Suoi del più grande amore, che è dare la vita. Parla loro dell’amore di Dio Suo Padre, del comandamento nuovo che lascia loro: «Amatevi gli uni gli altri come Io ho amato voi». Poi rimane a lungo in silenzio. Si avverte nel Suo sguardo la gravità di un addio. I discepoli sono inquieti. Intuiscono che stanno per compiersi eventi importanti, forse tragici.
Commosi, colpiti dalle Sue parole, hanno sentito più che mai quanto Gesù li ami e quanto desideri essere amato in ritorno. Il Maestro annuncia ancora una volta che deve partire, che soffrirà e morirà. Nonostante gli annunci ripetuti, gli Apostoli rimangono come increduli, tanto è grande il loro timore della sofferenza. Cercano di comprendere queste parole misteriose, ma non osano interrogarLo, quando Gesù si alza lentamente da tavola. I Suoi gesti sono semplici, pacati, pieni di una tenerezza grave. Versando dell’acqua in un catino, Gesù lava i piedi a ciascuno di loro. Poi dice: «Voi Mi chiamate Maestro e Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque Io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l’esempio, perché come ho fatto Io, facciate anche voi». Gesù ci insegna così che dobbiamo metterci ai piedi dei nostri fratelli, servirli sempre con amore e delicatezza.
Rimessosi a tavola, Gesù prende il pane posto davanti a Lui, alza gli occhi, rende grazie a Dio Suo Padre e benedice il pane. Lo spezza in più parti e lo distribuisce ai Suoi Apostoli dicendo: «Prendete e mangiate: questo è il Mio Corpo, che è dato per voi».
Poi prende il calice colmo di vino, rende grazie a Dio e lo benedice. Lo porge a tutti dicendo: «Bevetene tutti, perché questo è il Calice del Mio Sangue, il Sangue della nuova ed eterna Alleanza, che sarà versato per voi e per molti in remissione dei peccati». È con queste parole che Gesù ha istituito l’Eucaristia.
Perché questo miracolo si prolunghi fino alla fine dei tempi, Gesù aggiunge: «Fate questo in memoria di Me, tutte le volte che ne berrete».
Così Egli affida agli Apostoli, poi ai Vescovi e ai sacerdoti loro successori, il potere di celebrare la Santa Messa e di distribuire la Santa Comunione.
I discepoli, turbati e silenziosi, sentono di entrare in un mistero più profondo di tutto ciò che hanno vissuto con Gesù. Il pane e il vino sono divenuti, in quella sera memorabile, il segno del Suo Amore che Si dona senza misura, fino alla fine. E mentre le fiaccole proiettano una luce pallida, i loro cuori cominciano a comprendere che il Maestro li lascerà presto.
Dopo la Cena, Gesù e i Suoi Apostoli cantano un salmo tradizionale. Oppressi dalla tristezza, escono insieme e si dirigono verso il monte degli Ulivi. La notte è scesa. Gesù sta per soffrire un’agonia mortale nel giardino del Getsemani. I Suoi nemici verranno a prenderLo per farLo morire e crocifiggerLo.
Lo spirito umano non può comprendere come Gesù sia realmente presente nella Santa Ostia e nel vino consacrato alla Messa. Ma questa è una verità eterna che bisogna credere, perché Dio stesso ce l’ha rivelata. Dio è onnipotente e può compiere tutto ciò che vuole.
Di ritorno da una passeggiata, il piccolo Giovanni entra con sua madre in un convento. Là vede una religiosa che ritaglia delle Ostie, preparate quella stessa mattina con farina finissima. Quando apprende che quelle Ostie serviranno per la Messa del giorno seguente, il suo volto diventa improvvisamente serio, poi si illumina di un sorriso angelico. Si avvicina piano al tavolo dove sono disposte Ostie grandi e piccole e, con infinito rispetto, ne bacia una grande.
«Ma, piccolo Giovanni», osserva la religiosa, «il buon Gesù non è ancora lì».
«Lo so», risponde il bambino con voce dolce; «ma ci sarà domani mattina alla Messa, e voglio che vi trovi il bacio del piccolo Giovanni».
«Perché», chiede allora la madre, «hai scelto un’Ostia grande piuttosto che una piccola?»
«Per fare un bacio più grande», risponde con squisita candidezza.
Giovanni de B. ha allora soltanto quattro anni. Oggi contempla il piccolo Gesù in Cielo, poiché la morte lo ha tolto a sua madre verso la fine dell’ottavo anno. Non ha avuto, purtroppo, la gioia di fare la Prima Comunione prima di morire, perché a quel tempo, in Francia, non si comunicava quasi mai prima degli undici o dodici anni. Ma, senza dubbio, il buon Dio ha tenuto conto di quel bacio, che esprimeva così bene il suo ardente desiderio di ricevere la Santa Eucaristia.